http://daviduhl.fineartworld.com
Non c'è molto da scrivere, le immagini "parlano" da sole!
27 marzo 2013
26 marzo 2013
Kimco K-PIPE
1600€ F.C. per portarsi a casa la prima "moto". Più che una motocicletta è un anti scooter, una sorta di BMX motorizzata. La casa taiwanese punta sui giovani con un prodotto che mi ricorda tanto gli anni in cui il "Fifty" era il mezzo di riferimento. Il motore da PIT bike è una manna dal cielo per i piccoli tuner in erba, senza contare che con un semplice cambio gomme l'effetto "scrambler" è asscurato dallo scarico alto sul lato. Al contrario un manubrietto basso può far sognare il sedicenne rocker in attesa di una Cafè Racer vera e propria. Pesa 102kg e per un adulto senza patente A non starebbe male appeso dietro ad un camper.
Peccato le continue variazioni del codice della strada, soprattutto in tema patenti, che volenti o nolenti impediscono la crescita di nuove generazioni di motociclisti.
www.kymco.com
25 marzo 2013
Cosakkosky 747 (Marzo 1993) - di Carlo Talamo
Roberto (quel Roberto Rossi di Manotva con la barba ed il cappello nella foto) mi ha girato queste righe dopo una telefonata tra appassionati, è finita per affrontare il tema dei giovani, delle moto e del perchè spesso i due mondi no si incrocino. Io nel '93 ero veramente un bambino che disegnava le moto sulla carta a quadretti!
Roberto, leggere queste righe è stato per me un vero regalo! Grazie
Cosakkosky 747 (Marzo 1993)
"Quand'ero bimbo e guardavo le foto dei motorini avevo già le mie belle idee. Mi chiedevo: "perché non gli mettono un altro paio di cilindri?". Mi dicevo: "perché non lo fanno andare a 250 orari?".
Pensavo che nelle case motociclistiche fossero tutti scemi. Disegnavo sui miei quaderni a quadretti certe mostruosità di motorini apocalittici e mi raccontavo che quelle sì erano figate. Ero tenero, piccolo e cento per cento ignorante. In età più adulta cominciai a capire che certi disegni erano belli sulla carta ma le mie geometrie di sterzo seguivano alterazioni da LSD e certamente avrebbero ucciso qualsiasi giudatore. Cominciai a capire quante limitazioni ci fossero attorno ad ogni nuova proposta motociclistica. Da allora troppe cose si sono aggiunte al mio cestino culturale (quello intelligenti lo chiamano "bagaglio culturale", ma a me pare un po' esagerato). Ultimamente anche le norme omologative, quelle di sicurezza e quelle antinquinamento hanno messo la loro zampaccia nel rendere sempre più complesse, costose e talvolta brutte le motociclette. Non venitemi a raccontare che le frecce sono belle! E non spiegatemi che certe cassette d'aspirazione che paiono bauli sono più arrapanti dei cornetti d'alluminio che mi ricordo io e che sparavano rumore, benzina e qualche volta fiamme. Ah, bei tempi.
Crescendo, i casi della vita mi hanno portato a vivere con e di motociclette. E' molto bello ma ha aggiunto nuove conoscenze e nuove impensabili limitazioni alla mia fame artistica. Perché adesso quando prendo un foglio a quadretti ed una penna non so più da dove cominciare con la fantasia. Troppe sono infatti le norme e le limitazioni che affliggono il mio capoccione. Ecco perché quando ricevo le mille proposte per una Harley 3500 V8 oppure un trimotore con un interasse di cinque metri e manubrio di tre, sorrido teneramente.
Tra le tante battaglie che giornalmente si combattono in una fabbrica di motociclette c'è quella che, fin dalle origini, si combatte tra amministrativi e commerciali. E cioè: uno ti inventa una motocilcetta che è una furbata, il pubblico diventa matto e corre dal concessionario, il concessionario ne ordina un sacco alla fabbrica e la fabbrica, allegramente, comincia a scodellare una cifra di 'ste motociclette. Bella storia davvero.
Ma la storia prosegue: la fabbrica scodella le motociclette e in cambio arraffa una palata di soldi. Dentro la fabbrica il tizio che ha inventato la moto furbissima vede tutti 'sti soldi e gli viene mal di testa perché lui di soldi capisce poco. Allora assume un contabile. In poco tempo il tizio è fregato. Perché il contabile comincerà a contestargli ogni spesa a suo dire inutile. Gli dirà: "se invece di questi ammortizzatori qui usiamo quelli là risparmiamo un valangone di milioni", "se sul serbatoio invece di quelle belle scritte a rilievo ci appiccichiamo 'ste due belle adesive di carta, risparmiamo un fantastilione", etc. Ecco che il tizio che in fatto di soldi è scemo ma mica troppo si fa corrompere dal miraggio di guadagnare di più (nelle aziende si chiama utile maggiore ed è un termine più nobile). Il tizio comincia a disegnare un serbatoio che costa meno. poi ti fa una marmitta quattro in uno così dice di risparmiare peso ma in effetti risparmia tre marmitte. Il manubrio te lo salda direttamente sul telaio così risparmia anche la forcella. E così via.
Cosa succede?
Succede che il pubblico, che è imbenzinato ma mica troppo, compra le motociclette costruite dal tizio della fabbrica accanto che è un vero appassionato e che al momento non c'ha una lira però ama le moto. Questo tizio venderà moto come patate, comprerà una giacca, la cravatta, inizierà a giocare a golf. E il suo contabile cercherà di chiudergli la fabbrica mentre lui, lontano mille miglia dai problemi estetico-funzionali dei suoi cretini clienti motociclisti, si occuperà di ridiscutere i tassi sui suoi numerosi conti correnti.
Questo succede in tutte le fabbriche da che mondo è mondo.
Quando poi le motociclette di questa fabbrica non le vuole più nessuno si corre a cercare qualcuno che sappia fare una motocicletta appassionante. Di colpo ritorna l'interesse per le motociclette, per i motociclisti e le loro imbecillissime manie, per tutti quei mille piccoli particolari che differenziano le motociclette belle dalle motociclette tirate via un tanto al chilo. Ecco allora che i contabili della fabbrica che non vende più, decidono di "investire", di "credere nel futuro del mercato", eppoi spiegano le strategie, i target e tutta una serie di paroloni da gente che ha studiato.
E forse un giorno ci sarà un tizio in una lontana pianura coperta di ghiaccio che inventerà una motorina semplice, intelligente, piena di passione ed attenzione, la chiamerà Cosakkosky 747 e ne venderà una strage. E allora guadagnerà un sacco di rubli. E prenderà un contabile...
Ed ecco perché io credo che nei posti dove si fanno le motociclette debba esserci un equilibrio. Una dose sempre uguale di amore per la moto (60%) e rispetto per le risorse finanziarie (40%). Perché se comandano sempre i soldi le motociclette si allontanano dal cuore della gente.
English Translation:
Roberto, leggere queste righe è stato per me un vero regalo! Grazie
Cosakkosky 747 (Marzo 1993)
"Quand'ero bimbo e guardavo le foto dei motorini avevo già le mie belle idee. Mi chiedevo: "perché non gli mettono un altro paio di cilindri?". Mi dicevo: "perché non lo fanno andare a 250 orari?".
Pensavo che nelle case motociclistiche fossero tutti scemi. Disegnavo sui miei quaderni a quadretti certe mostruosità di motorini apocalittici e mi raccontavo che quelle sì erano figate. Ero tenero, piccolo e cento per cento ignorante. In età più adulta cominciai a capire che certi disegni erano belli sulla carta ma le mie geometrie di sterzo seguivano alterazioni da LSD e certamente avrebbero ucciso qualsiasi giudatore. Cominciai a capire quante limitazioni ci fossero attorno ad ogni nuova proposta motociclistica. Da allora troppe cose si sono aggiunte al mio cestino culturale (quello intelligenti lo chiamano "bagaglio culturale", ma a me pare un po' esagerato). Ultimamente anche le norme omologative, quelle di sicurezza e quelle antinquinamento hanno messo la loro zampaccia nel rendere sempre più complesse, costose e talvolta brutte le motociclette. Non venitemi a raccontare che le frecce sono belle! E non spiegatemi che certe cassette d'aspirazione che paiono bauli sono più arrapanti dei cornetti d'alluminio che mi ricordo io e che sparavano rumore, benzina e qualche volta fiamme. Ah, bei tempi.
Crescendo, i casi della vita mi hanno portato a vivere con e di motociclette. E' molto bello ma ha aggiunto nuove conoscenze e nuove impensabili limitazioni alla mia fame artistica. Perché adesso quando prendo un foglio a quadretti ed una penna non so più da dove cominciare con la fantasia. Troppe sono infatti le norme e le limitazioni che affliggono il mio capoccione. Ecco perché quando ricevo le mille proposte per una Harley 3500 V8 oppure un trimotore con un interasse di cinque metri e manubrio di tre, sorrido teneramente.
Tra le tante battaglie che giornalmente si combattono in una fabbrica di motociclette c'è quella che, fin dalle origini, si combatte tra amministrativi e commerciali. E cioè: uno ti inventa una motocilcetta che è una furbata, il pubblico diventa matto e corre dal concessionario, il concessionario ne ordina un sacco alla fabbrica e la fabbrica, allegramente, comincia a scodellare una cifra di 'ste motociclette. Bella storia davvero.
Ma la storia prosegue: la fabbrica scodella le motociclette e in cambio arraffa una palata di soldi. Dentro la fabbrica il tizio che ha inventato la moto furbissima vede tutti 'sti soldi e gli viene mal di testa perché lui di soldi capisce poco. Allora assume un contabile. In poco tempo il tizio è fregato. Perché il contabile comincerà a contestargli ogni spesa a suo dire inutile. Gli dirà: "se invece di questi ammortizzatori qui usiamo quelli là risparmiamo un valangone di milioni", "se sul serbatoio invece di quelle belle scritte a rilievo ci appiccichiamo 'ste due belle adesive di carta, risparmiamo un fantastilione", etc. Ecco che il tizio che in fatto di soldi è scemo ma mica troppo si fa corrompere dal miraggio di guadagnare di più (nelle aziende si chiama utile maggiore ed è un termine più nobile). Il tizio comincia a disegnare un serbatoio che costa meno. poi ti fa una marmitta quattro in uno così dice di risparmiare peso ma in effetti risparmia tre marmitte. Il manubrio te lo salda direttamente sul telaio così risparmia anche la forcella. E così via.
Cosa succede?
Succede che il pubblico, che è imbenzinato ma mica troppo, compra le motociclette costruite dal tizio della fabbrica accanto che è un vero appassionato e che al momento non c'ha una lira però ama le moto. Questo tizio venderà moto come patate, comprerà una giacca, la cravatta, inizierà a giocare a golf. E il suo contabile cercherà di chiudergli la fabbrica mentre lui, lontano mille miglia dai problemi estetico-funzionali dei suoi cretini clienti motociclisti, si occuperà di ridiscutere i tassi sui suoi numerosi conti correnti.
Questo succede in tutte le fabbriche da che mondo è mondo.
Quando poi le motociclette di questa fabbrica non le vuole più nessuno si corre a cercare qualcuno che sappia fare una motocicletta appassionante. Di colpo ritorna l'interesse per le motociclette, per i motociclisti e le loro imbecillissime manie, per tutti quei mille piccoli particolari che differenziano le motociclette belle dalle motociclette tirate via un tanto al chilo. Ecco allora che i contabili della fabbrica che non vende più, decidono di "investire", di "credere nel futuro del mercato", eppoi spiegano le strategie, i target e tutta una serie di paroloni da gente che ha studiato.
E forse un giorno ci sarà un tizio in una lontana pianura coperta di ghiaccio che inventerà una motorina semplice, intelligente, piena di passione ed attenzione, la chiamerà Cosakkosky 747 e ne venderà una strage. E allora guadagnerà un sacco di rubli. E prenderà un contabile...
Ed ecco perché io credo che nei posti dove si fanno le motociclette debba esserci un equilibrio. Una dose sempre uguale di amore per la moto (60%) e rispetto per le risorse finanziarie (40%). Perché se comandano sempre i soldi le motociclette si allontanano dal cuore della gente.
English Translation:
Kosakkosky
747
by Carlo Talamo, Italy
March 1993
Museo Harley Davidson - Strade non pecorse
La Honda V45 Sabre ha stupito il settore motociclistico quando è stata presentata nel 1982. Questo mezzo futuristico, mosso da un motore V4 ultra complesso, raffreddato a liquido, ha confermato la reputazione del
costruttore giapponese come leader tecnologico.
E se vi dicessimo che Harley-Davidson, una società che sembra ormai sinonimo della tecnologia di una volta, aveva progettato e costruito una moto ancora più avanzata rispetto al Sabre, ed era pronta a presentarla al pubblico un anno prima di Honda? Il nome in codice del progetto di quella moto era "Nova", e il prototipo finale è uno dei tanti prototipi mai visti prima presenti a "X Collection: Weird, Wild Wonders of Harley-Davidson," in mostra al museo di Milwaukee.
Progettata in collaborazione con Porsche, la Nova era alimentata da un motore V4 corsa corta, raffreddato a liquido, con distribuzione DOHC per una potenza di 135 cavalli. Il telaio era caratterizzato dal posizionamento sottosella di radiatore e serbatoio del carburante, freno anteriore perimentrale, precedente il progetto ZTL Buell di più di un decennio. Si trattava di una motocicletta innovativa, che quasi certamente avrebbe spostato la percezione del marchio Harley-Davidson come aggressivo e audace. Purtroppo, il consiglio d'amministrazione AMF ha ucciso il progetto all'inizio del '81. Si è ritenuto troppo rischioso e costoso, i fondi sono stati invece dirottati verso lo sviluppo del motore Evolution.
Questa preferenza del noto rispetto all'ignoto, passato sul futuro, è un tema di fondo della "Collezione X". Un'altra macchina visionaria, annullata poco prima di entrare in produzione è il Penster, un trike inverso (due ruote davanti) con sistema basculante controllato dal computer. Chi dice che Harley non sia in grado di sviluppare tecnologia sofisticata? Alla mostra sono presenti due versioni: la "concept bike" iniziale del '98 costruita dal noto costruttore di hot-rod e Designer a contratto per Harley "Lil John" Buttera, ed una versione arancio/cromo versione '06, uno dei quattro prototipi costruiti durante lo sviluppo del quinto e ultimo Penster. Quest'ultimo, altamente rifinito, dimostra come Penster fosse giunto vicino alla produzione, prima che fosse cancellato per far posto alla versione più convenzionale il Tri Glide rilasciato nel 2009.
Altri prototipi interessanti che non hanno mai visto produzione il '75 V-1100, una versione OHC della piattaforma Sportster con il "serbatoio" a formare l'airbox ed il combustibile portato sotto la sella.
C'è anche una Harley / Aermacchi MX-250 da cross sperimentale, raffreddato a liquido con il radiatore montato dietro il porta numero anteriore ed il passaggio dei tubi del refrigerante attraversano il telaio.
"Collezione X" presenta anche showbikes rare, un tre ruote motorizzato Evo, un roadster "side-by-side" che avrebbe potuto essere una versione aggiornata del Trihawk, l'Harley-Davidson streamliner da 265mph resa famosa da Cal Rayborn in On Any Sunday, e molto altro ancora.
Ci sono anche pezzi non-moto, curiosità ed artefatti industriali, fine arte (e anche non-così-fine), abbigliamento e altri cimeli che The Motor Company ha sfornato nel corso dell'ultimo secolo. E 'uno sguardo affascinante, schietto e senza precedenti nella storia della ditta, e ne dà una visione alternativa rispetto a quella che oggi consideriamo molto conservatrice, legata alla tradizione dell'azienda.
Non si può fare a meno di chiedersi come potrebbe essere diversa Harley-Davidson oggi, se la gestione fosse stata meno avversa al rischio in passato, e più disposta a tracciare in avanti verso l'ignoto.
Via:motorcyclistonline.com
E se vi dicessimo che Harley-Davidson, una società che sembra ormai sinonimo della tecnologia di una volta, aveva progettato e costruito una moto ancora più avanzata rispetto al Sabre, ed era pronta a presentarla al pubblico un anno prima di Honda? Il nome in codice del progetto di quella moto era "Nova", e il prototipo finale è uno dei tanti prototipi mai visti prima presenti a "X Collection: Weird, Wild Wonders of Harley-Davidson," in mostra al museo di Milwaukee.
Progettata in collaborazione con Porsche, la Nova era alimentata da un motore V4 corsa corta, raffreddato a liquido, con distribuzione DOHC per una potenza di 135 cavalli. Il telaio era caratterizzato dal posizionamento sottosella di radiatore e serbatoio del carburante, freno anteriore perimentrale, precedente il progetto ZTL Buell di più di un decennio. Si trattava di una motocicletta innovativa, che quasi certamente avrebbe spostato la percezione del marchio Harley-Davidson come aggressivo e audace. Purtroppo, il consiglio d'amministrazione AMF ha ucciso il progetto all'inizio del '81. Si è ritenuto troppo rischioso e costoso, i fondi sono stati invece dirottati verso lo sviluppo del motore Evolution.
Questa preferenza del noto rispetto all'ignoto, passato sul futuro, è un tema di fondo della "Collezione X". Un'altra macchina visionaria, annullata poco prima di entrare in produzione è il Penster, un trike inverso (due ruote davanti) con sistema basculante controllato dal computer. Chi dice che Harley non sia in grado di sviluppare tecnologia sofisticata? Alla mostra sono presenti due versioni: la "concept bike" iniziale del '98 costruita dal noto costruttore di hot-rod e Designer a contratto per Harley "Lil John" Buttera, ed una versione arancio/cromo versione '06, uno dei quattro prototipi costruiti durante lo sviluppo del quinto e ultimo Penster. Quest'ultimo, altamente rifinito, dimostra come Penster fosse giunto vicino alla produzione, prima che fosse cancellato per far posto alla versione più convenzionale il Tri Glide rilasciato nel 2009.
Altri prototipi interessanti che non hanno mai visto produzione il '75 V-1100, una versione OHC della piattaforma Sportster con il "serbatoio" a formare l'airbox ed il combustibile portato sotto la sella.
C'è anche una Harley / Aermacchi MX-250 da cross sperimentale, raffreddato a liquido con il radiatore montato dietro il porta numero anteriore ed il passaggio dei tubi del refrigerante attraversano il telaio.
"Collezione X" presenta anche showbikes rare, un tre ruote motorizzato Evo, un roadster "side-by-side" che avrebbe potuto essere una versione aggiornata del Trihawk, l'Harley-Davidson streamliner da 265mph resa famosa da Cal Rayborn in On Any Sunday, e molto altro ancora.
Ci sono anche pezzi non-moto, curiosità ed artefatti industriali, fine arte (e anche non-così-fine), abbigliamento e altri cimeli che The Motor Company ha sfornato nel corso dell'ultimo secolo. E 'uno sguardo affascinante, schietto e senza precedenti nella storia della ditta, e ne dà una visione alternativa rispetto a quella che oggi consideriamo molto conservatrice, legata alla tradizione dell'azienda.
Non si può fare a meno di chiedersi come potrebbe essere diversa Harley-Davidson oggi, se la gestione fosse stata meno avversa al rischio in passato, e più disposta a tracciare in avanti verso l'ignoto.
Via:motorcyclistonline.com
11 marzo 2013
Harley Sportster - 883 Clubman
Un ritorno alle origini della motocicletta, in un momento in cui nella vita ci sono già troppi pensieri la moto deve essere uno svago. Allora via tutto il superfluo e le potenze da incrociatore che non fanno altro che aggiungere stress allo stress. Una 883 all'europea, la CLUBMAN è l'Harley Davidson che vorrei.
Semplice, affidabile e stilosa. Una sella lunga per condividere il viaggio ed il manubrio spiovente per gustarsi le curve, non alto da chopper e non basso da Cafè Racer.
"Ma quale racer e racer, qui non importa chi arriva prima, ma quando si parte!"
Alcune interpretazioni sul tema:
8 marzo 2013
Gil Elvgren - Illustratore di Pin Up
Via Wikipedia: "Gil Elvgren nacque il 15 marzo 1914 a St. Paul, Minnesota. Nel 1932 si diplomò alla University High School e si iscrisse alla facoltà di architettura della University of Minnesota. Nel 1933, però, abbandonò tutto e fuggì a Chicago per dedicarsi alla pittura, insieme alla ragazza di cui si era innamorato, Janet Cecilia Cummins. Qui Elvgren si iscrisse alla American Academy of Art, dove si laureò a metà degli anni trenta.(...) Uno dei suoi primi lavori fu la realizzazione di alcune immagini di pin-up per i celeberrimi calendari Dionne Quintuplets di Brown & Bigelow del 1937 e 1938, ma la vastissima produzione di pin-up che doveva renderlo celebre era ancora distante: il corpo di opere per cui Elvgren è oggi maggiormente ricordato, infatti, è costituito proprio dalle ragazze dipinte per i calendari della Brown & Bigelow dal 1944 ai primi anni cinquanta. Nel 1937, anche il principale concorrente di Brown & Bigelow, la Louis F. Dow Company, commissionò a Gil una serie di pin-up e la loro collaborazione proseguì fino al 1944: accanto alle dolci bellezze americane che richiamavano lo stile di Haddon Sundblom, Elvgren dipinse anche le prime ragazze che, quasi inconsapevolmente, assumevano pose maliziose, lasciando intravvedere più che le semplici forme e lanciando sguardi significativi agli osservatori." (...) "Morì di cancro il 29 febbraio 1980 all’età di 65 anni."
http://elvgrenpinup.com/
http://it.wikipedia.org/wiki/Gil_Elvgren
http://www.gilelvgren.com/GE/
6 marzo 2013
Motorcycle sketch - Video
Nicolas Petit ha condensato la realizzazione di un bozzetto in pochi
minuti. Per chi non si fosse mai cimentato in un lavoro del genere è
interessante vederlo "live".
4 marzo 2013
Autodromo "Tazio Nuvolari"
Via: Moto.it
"Le prime voci sulla realizzazione di un nuovo autodromo nell’Oltrepò Pavese, nella fattispecie nell’area comunale di Cervesina, a poco più di 70 km dal centro di Milano, risalgono a oltre dieci anni fa, ma in realtà la messa in opera risale al giugno del 2011, ed oggi la struttura è quasi quasi completa.
Il nuovo autodromo è opera dell’appassionato industriale vogherese Giorgio Traversa, che in una intervista rilasciata a “La Provincia Pavese” ha dichiarato quanto segue: «Avevamo questo terreno da valorizzare, l’idea della pista ci è sembrata la più intelligente. L’investimento stanziato è stato considerevole, 6 milioni di euro; e abbiamo voluto dedicarla a Tazio Nuvolari, per il cui nome abbiamo stipulato un accordo con l’ACI Club di Mantova, che detiene il marchio, compresa la famosa tartaruga regalata al campione da D’Annunzio (“l'animale più lento ... all'uomo più veloce”), diventata il suo emblema. Tra l’altro, l’impianto si trova a pochi chilometri dai caselli della Torino-Piacenza e della Milano-Genova, in un’area collocata strategicamente, dove la passione per gli sport motoristici è di casa».
Il target del nuovo circuito sarà differente, come tiene a sottolineare Traversa, da quello di Castelletto di Branduzzo: «Noi non ci rivolgeremo agli agonisti o agli appassionati di supermotard e di kart, due specialità che hanno già il loro punti di riferimento a Castelletto e Ottobiano. Il nostro impianto sarà adatto sia ai neofiti che ai professionisti, potrà ospitare competizioni sportive, corsi di guida sicura, test, collaudi. Tengo a sottolineare che il criterio che ci guida nella realizzazione del circuito è la sicurezza, ma non abbiamo trascurato l’attenzione per l’ambiente, realizzando con due grandi vasche dotate di filtri diseoleatori, che consentiranno di riutilizzare le acque piovane drenate dall’asfalto sia per l’irrigazione che per eventuali test su pista bagnata».
Interpellato da noi sull’eventuale data dell’inaugurazione, Traversa è rimasto sul vago: tempo (atmosferico) permettendo, probabilmente verso l’estate una parte del circuito dovrebbe essere pronta per l’uso. Il nuovo impianto, che si estende all’interno di un’area pianeggiante di 260.000 mq adiacente al fiume Po, è stato progettato per ospitare gare di auto e moto di tutte le categoria, con ovvia esclusione per Formula 1 e MotoGP, che però potranno eventualmente effettuarvi test. Il tracciato, lungo 2.804 metri, è costituito da un rettilineo da 720 metri x 14 di larghezza, raccordato ad un tracciato molto sinuoso largo 12 metri, costituito da 6 curve destrorse e 5 sinistrorse. Il circuito si avvale inoltre di un percorso alternativo parallelo al principale con ponte sopraelevato, in modo da permettere al personale di servizio e a quello medico di intervenire celermente in caso di necessità. Inoltre sono logicamente previsti sia un centro medico dotato di unità di rianimazione e centro radiologico, che una piazzola per l’eventuale elisoccorso.
La superficie globale del nuovo impianto sportivo è di 22.339 mq, 10.574 dei quali occupati dal paddock asfaltato occupato da tre edifici, comprendente i 29 box da 10x14 metri, tutti con bagno e doccia. L’edificio sopra i box ospiterà invece gli uffici, la direzione gara, le sale conferenze e un museo intitolato al grande “Nivola”.
L'impianto sportivo potrà essere ovviamente utilizzato anche per manifestazioni fieristiche, mercatini e raduni del settore. Completa la parte destinata ai piloti e ai team sportivi un secondo paddock situato all'interno di un bosco naturale. Al pubblico sara' riservata un'area non asfaltata di notevoli dimensioni, dove troveranno spazio anche un locale bar-tavola calda e i parcheggi. Un secondo parcheggio da 12.000 mq, con ingresso separato dal primo, avra'all'interno una tribuna.
"Le prime voci sulla realizzazione di un nuovo autodromo nell’Oltrepò Pavese, nella fattispecie nell’area comunale di Cervesina, a poco più di 70 km dal centro di Milano, risalgono a oltre dieci anni fa, ma in realtà la messa in opera risale al giugno del 2011, ed oggi la struttura è quasi quasi completa.
Il nuovo autodromo è opera dell’appassionato industriale vogherese Giorgio Traversa, che in una intervista rilasciata a “La Provincia Pavese” ha dichiarato quanto segue: «Avevamo questo terreno da valorizzare, l’idea della pista ci è sembrata la più intelligente. L’investimento stanziato è stato considerevole, 6 milioni di euro; e abbiamo voluto dedicarla a Tazio Nuvolari, per il cui nome abbiamo stipulato un accordo con l’ACI Club di Mantova, che detiene il marchio, compresa la famosa tartaruga regalata al campione da D’Annunzio (“l'animale più lento ... all'uomo più veloce”), diventata il suo emblema. Tra l’altro, l’impianto si trova a pochi chilometri dai caselli della Torino-Piacenza e della Milano-Genova, in un’area collocata strategicamente, dove la passione per gli sport motoristici è di casa».
Il target del nuovo circuito sarà differente, come tiene a sottolineare Traversa, da quello di Castelletto di Branduzzo: «Noi non ci rivolgeremo agli agonisti o agli appassionati di supermotard e di kart, due specialità che hanno già il loro punti di riferimento a Castelletto e Ottobiano. Il nostro impianto sarà adatto sia ai neofiti che ai professionisti, potrà ospitare competizioni sportive, corsi di guida sicura, test, collaudi. Tengo a sottolineare che il criterio che ci guida nella realizzazione del circuito è la sicurezza, ma non abbiamo trascurato l’attenzione per l’ambiente, realizzando con due grandi vasche dotate di filtri diseoleatori, che consentiranno di riutilizzare le acque piovane drenate dall’asfalto sia per l’irrigazione che per eventuali test su pista bagnata».
Interpellato da noi sull’eventuale data dell’inaugurazione, Traversa è rimasto sul vago: tempo (atmosferico) permettendo, probabilmente verso l’estate una parte del circuito dovrebbe essere pronta per l’uso. Il nuovo impianto, che si estende all’interno di un’area pianeggiante di 260.000 mq adiacente al fiume Po, è stato progettato per ospitare gare di auto e moto di tutte le categoria, con ovvia esclusione per Formula 1 e MotoGP, che però potranno eventualmente effettuarvi test. Il tracciato, lungo 2.804 metri, è costituito da un rettilineo da 720 metri x 14 di larghezza, raccordato ad un tracciato molto sinuoso largo 12 metri, costituito da 6 curve destrorse e 5 sinistrorse. Il circuito si avvale inoltre di un percorso alternativo parallelo al principale con ponte sopraelevato, in modo da permettere al personale di servizio e a quello medico di intervenire celermente in caso di necessità. Inoltre sono logicamente previsti sia un centro medico dotato di unità di rianimazione e centro radiologico, che una piazzola per l’eventuale elisoccorso.
La superficie globale del nuovo impianto sportivo è di 22.339 mq, 10.574 dei quali occupati dal paddock asfaltato occupato da tre edifici, comprendente i 29 box da 10x14 metri, tutti con bagno e doccia. L’edificio sopra i box ospiterà invece gli uffici, la direzione gara, le sale conferenze e un museo intitolato al grande “Nivola”.
L'impianto sportivo potrà essere ovviamente utilizzato anche per manifestazioni fieristiche, mercatini e raduni del settore. Completa la parte destinata ai piloti e ai team sportivi un secondo paddock situato all'interno di un bosco naturale. Al pubblico sara' riservata un'area non asfaltata di notevoli dimensioni, dove troveranno spazio anche un locale bar-tavola calda e i parcheggi. Un secondo parcheggio da 12.000 mq, con ingresso separato dal primo, avra'all'interno una tribuna.
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