19 maggio 2011

GSX-R 600 SRAD - La moto "grassa" e i miei perché

 Poco tempo fa ho pubblicato un post sulla mia prima moto "vera", quella Yamaha XJ 750 con cui ho fatto tanta esperienza e da cui in seguito, dopo averla abbandonata, ho imparato ancora di piú. Dopo la Yamaha ho avuto la brillante idea di comprare (usata di 4a mano) una Suzuzki GSX-R 600 SRAD del 1998. Vi spiego i perché di questa moto discussa che a molti pareva brutta ma che mi é sempre piaciuta.



 Tanto per cominciare é un GSX-R, la prima vera famiglia di "race replica" disponibili al grande pubblico, poi se andiamo a vedere cosa proponeva la concorrenza nipponica nel 1998, tra le 600, le altre a confronto erano delle moto turistiche, peraltro tutte simili tra di loro. La SRAD invece no, era diversa, per uno strano motivo i giapponesi della Suzuki avevano avuto il via libera per un progetto innovativo, le forme giunoniche studiate in galleria del vento (l'Hayabusa era giá in fase di studio) e le grosse bocche ai lati del faro erano inconfondibili.
 Si tratta inoltre dell'ultima tornata di moto sportive "classiche", nel senso che oltre all'Airbox in pressione la tecnologia finiva li, l'alimentazione era a carburatori, la marmitta (ovviamente priva di catalizzatore) stava come di consueto sul lato destro alta da terra, la forcella era tradizionale cosí come i freni e tutto il resto.
E' stato cosí, tramite amici di amici, sono finito in sella alla mia "balenottera" biancoazzurra. L'ho tenuta dal 2003 al 2010 e con la signorina (ormai signora Bar) siamo stati in Toscana nel Chianti, in Trentino per passi alpini, in Corsica ed in giro nei weekend estivi, oltre a quel weekend a Franciacorta dove per la prima volta ho messo le gomme in pista ed il ginocchio a terra. La Ducati che ho adesso é un'altra cosa ma su questa ho passato bellissimi momenti.




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