24 dicembre 2013

EICMA 2013 LE GIAPPONESI


 La Honda CBR650F è esteticamente una delle moto più proporzionate e curate che ho trovato in fiera, tuttavia rispetto al modello che l'ha preceduta (CBR600F) porta in dote un cuore meno sportivo ed una forcella decisamente meno appariscente, infine delle grafiche molto semplici ne sminuiscono le forme anziché esaltarle. Sempre Honda ha “riesumato” il VFR 800, con una veste estetica molto accattivante, che strizza forse un po troppo l'occhio al design di Borgo Panigale. Tecnicamente porta con se una consistente diminuzione di peso rispetto alla moto che l'ha preceduta. Il risultato è una Sport Touring da 230kg in ordine di marcia da 106cv! Non ho potuto fare a meno di notare che siano pochi meno della Triumph Sprint del '99 (che ho avuto personalmente) che stazzava allo stesso modo e già ai tempi era considerata pesante...
Kawasaki ha ceduto alla tentazione di assaggiare la ricca torta del mercato degli scooter, insime alla cugina Kymco ha sviluppato il suo J300. Dal punto di vista del design è un buon lavoro di proporzioni, vengono ripresi, dove possibile, gli stilemi Kawasaki e si presenta come un mezzo di buona fattura allineato alla concorrenza. Lo stile tuttavia ha poco da spartire con il brand. Tutt'altra storia per la Z1000, che si rinnova all'insegna dell'esagerazione, non che prima fosse una moto anonima, ma adesso è decisamente inconfondibile. Il limite tra il bello ed il brutto sta esclusivamente nell'occhio di chi la guarda, la scelta è chiara, meglio “pochi” clienti, ma innamorati e fedeli.
Suzuki si presenta con meno enfasi dei connazionali, complice la storica “alternanza” con le altre Jap, le novità sono la versione definitiva della V-Strom 1000, già presentata come “concept” un anno fa, ed un riuscito restyling dei Burgman di piccola cilindrata. Pur essendo un estimatore del marchio, sulla Enduro/Tourer non me la sento di esprimere un giudizio totalmente positivo, seppur migliorata tecnicamente, rispetto alla concorrenza appare già datata, il design morbido, che sulla 650 è un esempio di forme originali e pulite, qui non convince. Troppi coperchi e fazzoletti in prastica compongono un puzzle poco organico, a differenza di Kawasaki, che della scomposizione in mille parti ha fatto una vera e propria arte, qui traspare più l'idea dei tappi a nascondere quello che c'è sotto. Peccato perchè sotto di sostanza c'è n'è tanta! Immancabile la diatriba sul becco, inventato da Suzuki sul DR800 e scopiazzato da altri, storicamente verissimo ed indiscutibile, ma come spesso accade sono i numeri a fare la storia, per fare un esempio il personal computer lo “inventò” l'Olivetti, ma fu un certo Steve Jobs a farne la propria fortuna.

Per concludere con le giapponesi arriviamo a Yamaha, il marchio che più di tutti ha latitato gli scorsi anni, sta finalmente raccogliendo i frutti del lavoro nel retro bottega. Nuova filosofia, nuove moto, nuove politiche commerciali. La Yamaha sta cavalcando l'onda meglio di chiunque altro, nel 2013 ha presentato la MT09, tanto emozionante da non sembrare giapponese (cit.), e in fiera porta la MT07, una 750 tutta coppia di facili costumi, poichè annunciata in vendita sotto i 6000€.  Il design è simile a quello della 09, ma le parti in comune si fermano alle ruote, le plastiche molte ma di ottima fattura e nonostante telaio e forcellone in acciaio il peso è molto contenuto. Le proporzioni non sono così innovative come sulla 09, il serbatoio raccordato con i fianchetti non è certo una novità ne tantomeno le prese d'aria sui lati, ma il mix è riuscito e la scelta della componentistica è coerente, non ci sono abbinamenti stonati, nessun particolare prezioso ne cadute di stil. Nello stand Yamaha, oltre all'intera e numerosa gamma, trovava posto un indeito scooter 3 ruote, certo non una novità in assoluto, ma decisamente interessante in quanto motorizzato 125, rappresenta quindi la via d'accesso di quel mondo ed è un chiarissimo invito al gentil sesso a salire in sella. La scelta dei colori, delle finiture e delle immagini pubblicitarie non lasciano dubbi. In apparente contrasto a tutte queste novità, la casa dei 3 diapason decide di riprendere l'importazione della SR400, l'icona della moto “minimal” secondo Yamaha. Non che ci siano tutti questi motociclisti bramosi di una monocilindrica anni '80 da 27cv, tuttavia il mercato dell'usato è stato ripulito dai vari customizer, italiani e non solo, tanto da far decidere alla casa madre di rinfoltire le fila con il nuovo. Non è un caso che a fianco al modello di serie ci fossero due special sul tema. Sempre parlando di special poco più in la c'era una XJ1200, reinterpretata dalla filiale italiana della DEUS, molto interessante lo stile endurance post atomico. Di questa cui si vocifera già su un possibile destino a Tavullia.

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