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2 ottobre 2015

Tamara Raye su Sportster Scrambler by Burly


La scrambler in questione è stata costruita per il marchio "Burly" ed a provarla hanno invitato la rossa Tamara che vedete divertirsi nelle foto.  L'insieme non è affatto male!


26 febbraio 2015

La Street (Harley Davidson si intende) che vorrei...


 La Street è una bella motoretta, nel senso che si guida bene, non porta con se i "difetti" delle sorelle, o meglio cugine, di Milwakee ma purtroppo ha l'aria un pò da "sfigata".
 Con la presentazione del contest "The battle of the Kings" a cui ovviamente non sono stato invitato, (è un evento riservato ai dealer Harley Davidson) ho pensato di prendere una foto della motoretta e vedere se ne si poteva fare qualcosa di interessante. 

7 febbraio 2015

Renard Stealth - Sportster Scrambler

Vai bikeexif.com/

 Ormai è noto che le scrambler mi affascinano, la base Sportster la proposi nel 2008 nientemeno che alla HD Italia, poi pubblicata nel 2010 dopo aver ricevuto un gentile "no grazie"(Vedi post HD 883 Scrambler).  Adesso, a distanza di cinque anni stanno diventando di moda. 

24 agosto 2014

Transitron Mk II - Moto elettrica del 1978




Tradotto da Google:  Industrial designer Brooks Stevens può essere meglio conosciuto per i suoi disegni automobilistici, ma la sua penna anche abbozzato idee per biciclette, tricicli e motocicli. Esattamente quanto il coinvolgimento Stevens ha avuto con la moto elettrica 1.978 Transitron Mk II rimane poco chiaro, ma il prototipo ha fatto trascorrere il tempo nella sua collezione prima della morte dello stilista nel 1995. Tardi questa settimana, il prototipo Transitron Mk II attraverserà il blocco a Amelia Island, dando offerenti la possibilità di acquisire un po 'unica sia di moto e storia del veicolo elettrico.

24 dicembre 2013

EICMA 2013 EUROPEE ED AMERICANE


 Peugeot, restando in tema, dopo il concept futuristico di moto/scooter a tre ruote dello scorso anno, presenta uno scooter vintage già pronto per essere commercializzato. Il Django, questo il nome, è un mezzo sbarazzino che riprende alcuni stilemi della casa del leone ed altri tipici degli anni '50. Quasi infinite le possibilità di personalizzazione, molto curati i materiali e ben disegnati i vari accessori, in perfetto stile Vespa, mezzo che in Francia storicamente vende molto bene. 

BMW in uno stand di dimensioni enormi ha poprtato la NineT, già presentata un mesetto prima, la nuova RT e la chiacchieratissima S1000R. Quest'ultima è in pratica la SBK di Monaco spogliata della carena e modificata il meno possibile. Molti si porranno la stessa domanda di sempre: se non è per correre a cosa servono 190cv? Soprattutto in questo caso sono davvero tanti, ma la risposta è sempre la stessa: “a vendere!” Detto questo, la moto è stata presentata in diversi esemplari, allestiti attingendo alle numerose parti speciali, ci si accorge così di una moto con il plexi più alto per un utilizzo “turistico” o di un'altra dotata di scarico racing ed accessori ricavati dal pieno. BMW ha sicuramente carpito uno dei “segreti” di altre case motociclistiche come Ducati ed Harley, il catalogo accessori. Non che sia una novità, ma sempre di più noi tutti ci stiamo abituando ad una offerta di prodotti “su misura” e BMW non è stata certo ad aspettare.
Insieme alla S1000 spogliata c'era anche la versione definitiva della NineT, un modello destinato a stare a lungo in listino. Ideata sviluppata e prodotta secondo i desideri dei customizer di moto. Parola di Ola Stenegard, è stata pensata come ad una “tela bianca” su cui dipingere la propria special. Ragionando in questi termini l'abbandono del sistema telelever all'anteriore è stata una conseguenza logica, troppo complesso da modificare. Tutto il resto riporta all'essenza della moto, nessun pezzo è superfluo, ma allo stesso tempo nessun componente integra più funzioni, in questo modo si hanno più margini di modifica. Il prezzo salato di 15 mila euro è giustificato dalla qualità della moto, dalla garanzia del motore e dalla quasi certezza di aver portato a casa un instant classic. Ultima novità la RT, la turistica Boxer per eccellenza, viene aggiornata con il nuovo motore raffreddato a liquido e riceve anche un sostanzioso restyling delle carene. Anche in questo caso tutto nuovo ma nel segno della continuità.
Triumph ha deluso tutti gli appassionati che aspettavano la Daytona da SBK, inutile andarla a cercare, non c'era. Il segmento delle supersposrtive è in netto calo, mantengono un certo interesse solo modelli destinati più alle collezioni che al vero utilizzo. Per molte ragioni Triumph ha fatto bene, non avendo nessun impegno ufficiale nelle corse, non ha nessun interesse ad investire. In tutta risposta alle Harley X, che andranno a tentare i clienti della Bonneville, la Triumph rimette mano alla sua cruiser bicilindrica, la Thunderbird. Quando penso a queste moto, più che Fonzie mi torna sempre in mente Sting con “English man in New York”; la moto riprende tutti i chiché del mondo delle cruiser americane, ma il suo accento rimane sempre molto british, nel bene e nel male.

HusKappa, è il nome che ho coniato per parlare delle austriache. Si perchè, dopo l'acquisizione del marchio svedese, naturalizzato vsresino, le Husqvarna (almeno le moto, non so i tagliaerba) le fanno a Mattingofen. Lodevole lo sforzo produttivo, che ha permesso di presentare un'intera gamma di cross ed enduro marchiata Husqvarna, in poco più di un anno. Tra le altre cose, a ribadire il nuovo corso, sono riapparsi i colori originali della bandiera svedese. Nonostante alcune inevitabili economie di scala, non si tratta però di KTM colorate giallo/azzurre. Sempre parlando di Husky nello stand c'era una delle poche “concept bike” del salone, la 701. In pratica (qui possiamo dirlo), una KTM 690 motard “carrozzata” svedese. A prescindere dal discorso geopolitico, il modello è veramente interessante, lo sbilanciamento dei volumi verso il retro della moto, dopo anni di “aggressione” della ruota anteriore, segna una svolta. Per ottenere questo effetto il silenziatore è stato inglobato nei fianchetti posteriori, che per l'occasione hanno assunto dimensioni notevoli, ed i fianchetti anteriori sono stati dipinti di nero per diminuirne il “volume ottico”. Bella la sella a tutta lunghezza, che va ad affiancare il serbatoio e suggerisce, gia da ferma, il tipico slancio della gamba in ingesso curva. I dettagli fluo ed il proiettore in stile Apple fanno il resto per esaltare i pochi giovani venuti in fiera per vedere le moto.

Passando a KTM le novità più importanti sono state due stradali agli antipodi tra loro, la SuperDuke “Beast” da 180cv e le piccole RC, monocilindriche carenate da kartodromo. Sulla prima c'è poco da dire, già nota dallo scorso anno, già provata ed elogiata dai giornalisti è sicuramente la nuda bicilindrica più evoluta. Sue concorrenti la Ducati Streetfigher, diventata improvvisamente “vecchia”, la Tuono RSV4, l'immancabile Street Triple e la nuovissima S1000R. Il vantaggio per KTM è che questa moto, oltre a vendere di per se, cosparge la propria aura anche sulle Duke piccole, che nonostante il loro caratterino, senza l'ammiraglia perderebbero di charme. Sfortunatamente per la concorrenza KTM è l'unica casa europea a poter fare questo discorso di “crescita” del motociclista/cliente. Riguardo le RC, l'estetica molto spigolosa tipica di Kiska è ormai un must, le dimensioni delle moto sono veramente contenute, ricordano le 125 da gp e non a caso saranno utilizzate nella rookies cup. Unico neo sull'estetica sono i due faretti poliellissoidali, che incorniciati così non sono bellissimi; tuttavia sono quasi certo che poche di queste motorette finiranno sulle strade. La maggior parte vivranno tra i cordoli, dove le luci non servono. In effetti l'offerta è ricca, per le strade meglio la Duke da cui queste RC ereditano tutta la meccanica.

Harley Davidson è il marchio che più di tutti ha stupito, presentando una moto veramente nuova, non capitava da quanto apparve la V-Rod 13 anni fa. In questo caso però la rivoluzione è verso il basso, due le cilindrate 500 e 750cc, interamente realizzate nello stabilimento indiano dell'Harley costruito ad hoc per l'evenienza. Per chi fosse turbato dal “Made in India” vada a scoprire quanto sta crescendo il loro PIL e quant'è l'IVA per le moto d'importazione. La Street, lo dice il nome, è progettata per essere utilizzata principalmente in città, la geometria, il passo e le sospensioni sono pensate per questo tipo di utilizzo. Il nuovo motore, ovviamente bicilindrico, ma a Vdi 60° e raffreddato a liquido, nasce con il deliberato intento di rendere sfruttabile la moto in quelle situazioni in cui la tipica Harley soffre, ovvero il parti ferma tipico del traffico. Capiamoci, non è uno scooter, ma rispetto al resto della gamma è decisamente la più piccola. I “trucchi” del design sono ben celati, per iniziare le ruote da 16' che permettono di far sembrare più grandi le gomme senza sacrificarne la maneggevolezza. I soffietti sugli steli insieme al cupolino, nascondono una forcella dal diametro contenuto, il parafango posteriore piùttosto voluminoso, insieme al porta targa montato ancora sotto contribuiscono a nascondere la parte alta della ruota, contribuendo a farla sembrare più grande. Stesso discorso vale per la corsa della ruota stessa, che rispetto alla 883 è decisamente maggiore, a tutto vantaggio del comfort ma a svantaggio dello stile LOW che questo tipo di moto richiede. Mentre alcuni dettagli non sono esattamente al livello del marchio, come il fascio di cavi sul cannotto, il disegno del motore non lascia dubbi sul fatto che ci si frovi di fronte ad un “originale”. A togliere ogni dubbio sulla possibilità di personalizzare la moto nello stand erano già esposte alcune interpretazioni sul tema ad opera di famosi customizer USA.

20 maggio 2013

Stella Alpina - Specie protetta

Un cortometraggio emozionale dedicato alla special "Stella Alpina" di Roberto Rossi (Mantova), guidata dal "Viga" (Alessandro Viganò) in un paesaggio mozzafiato con una colonna sonora spettacolare. Che dire, se l'HD facesse dei film del genere ci sarebbero ancora più Harley sulle nostra strade!
Complimenti ovviamente anche al regista Giorgio Oppici!

Visibile su VIMEO


4 aprile 2013

Sportster 883s - Edizione limitata solo per l'Italia


Sul sito ufficiale non c'è ancora nulla, ma dal banner pubblicitario apparso su RED-LIVE si vede già il prodotto e si sa già il prezzo base: 9800€ per portarsi a casa una Sportster all black con quell'aspetto un pò Cafè Racer che sta tornando tanto di moda.
 Rispetto all'allestimento base della 883 Iron da cui deriva gli "accessori" di serie su questa versione saranno il cupolino, il drag bar basso e le cover traforate dei collettori di scarico.
 Unico appunto mio personale, quell'adesivo sulla scatola filtro si poteva studiare meglio, così è un pò troppopo "pane e salame"!



Aggiornamento dell'11-4-2013:
Finalmente ecco il minisito dedicato e nuove foto: 883seS


Ed infine il video:


25 marzo 2013

Cosakkosky 747 (Marzo 1993) - di Carlo Talamo

Roberto (quel Roberto Rossi di Manotva con la barba ed il cappello nella foto) mi ha girato queste righe dopo una telefonata tra appassionati, è finita per affrontare il tema dei giovani, delle moto e del perchè spesso i due mondi no si incrocino. Io nel '93 ero veramente un bambino che disegnava le moto sulla carta a quadretti!
 Roberto, leggere queste righe è stato per me un vero regalo! Grazie


Cosakkosky 747  (Marzo 1993)

"Quand'ero bimbo e guardavo le foto dei motorini avevo già le mie belle idee. Mi chiedevo: "perché non gli mettono un altro paio di cilindri?". Mi dicevo: "perché non lo fanno andare a 250 orari?".

Pensavo che nelle case motociclistiche fossero tutti scemi. Disegnavo sui miei quaderni a quadretti certe mostruosità di motorini apocalittici e mi raccontavo che quelle sì erano figate. Ero tenero, piccolo e cento per cento ignorante. In età più adulta cominciai a capire che certi disegni erano belli sulla carta ma le mie geometrie di sterzo seguivano alterazioni da LSD e certamente avrebbero ucciso qualsiasi giudatore. Cominciai a capire quante limitazioni ci fossero attorno ad ogni nuova proposta motociclistica. Da allora troppe cose si sono aggiunte al mio cestino culturale (quello intelligenti lo chiamano "bagaglio culturale", ma a me pare un po' esagerato). Ultimamente anche le norme omologative, quelle di sicurezza e quelle antinquinamento hanno messo la loro zampaccia nel rendere sempre più complesse, costose e talvolta brutte le motociclette. Non venitemi a raccontare che le frecce sono belle! E non spiegatemi che certe cassette d'aspirazione che paiono bauli sono più arrapanti dei cornetti d'alluminio che mi ricordo io e che sparavano rumore, benzina e qualche volta fiamme. Ah, bei tempi.

Crescendo, i casi della vita mi hanno portato a vivere con e di motociclette. E' molto bello ma ha aggiunto nuove conoscenze e nuove impensabili limitazioni alla mia fame artistica. Perché adesso quando prendo un foglio a quadretti ed una penna non so più da dove cominciare con la fantasia. Troppe sono infatti le norme e le limitazioni che affliggono il mio capoccione. Ecco perché quando ricevo le mille proposte per una Harley 3500 V8 oppure un trimotore con un interasse di cinque metri e manubrio di tre, sorrido teneramente.

Tra le tante battaglie che giornalmente si combattono in una fabbrica di motociclette c'è quella che, fin dalle origini, si combatte tra amministrativi e commerciali. E cioè: uno ti inventa una motocilcetta che è una furbata, il pubblico diventa matto e corre dal concessionario, il concessionario ne ordina un sacco alla fabbrica e la fabbrica, allegramente, comincia a scodellare una cifra di 'ste motociclette. Bella storia davvero.

Ma la storia prosegue: la fabbrica scodella le motociclette e in cambio arraffa una palata di soldi. Dentro la fabbrica il tizio che ha inventato la moto furbissima vede tutti 'sti soldi e gli viene mal di testa perché lui di soldi capisce poco. Allora assume un contabile. In poco tempo il tizio è fregato. Perché il contabile comincerà a contestargli ogni spesa a suo dire inutile. Gli dirà: "se invece di questi ammortizzatori qui usiamo quelli là risparmiamo un valangone di milioni", "se sul serbatoio invece di quelle belle scritte a rilievo ci appiccichiamo 'ste due belle adesive di carta, risparmiamo un fantastilione", etc. Ecco che il tizio che in fatto di soldi è scemo ma mica troppo si fa corrompere dal miraggio di guadagnare di più (nelle aziende si chiama utile maggiore ed è un termine più nobile). Il tizio comincia a disegnare un serbatoio che costa meno. poi ti fa una marmitta quattro in uno così dice di risparmiare peso ma in effetti risparmia tre marmitte. Il manubrio te lo salda direttamente sul telaio così risparmia anche la forcella. E così via.

Cosa succede?
Succede che il pubblico, che è imbenzinato ma mica troppo, compra le motociclette costruite dal tizio della fabbrica accanto che è un vero appassionato e che al momento non c'ha una lira però ama le moto. Questo tizio venderà moto come patate, comprerà una giacca, la cravatta, inizierà a giocare a golf. E il suo contabile cercherà di chiudergli la fabbrica mentre lui, lontano mille miglia dai problemi estetico-funzionali dei suoi cretini clienti motociclisti, si occuperà di ridiscutere i tassi sui suoi numerosi conti correnti.

Questo succede in tutte le fabbriche da che mondo è mondo.

Quando poi le motociclette di questa fabbrica non le vuole più nessuno si corre a cercare qualcuno che sappia fare una motocicletta appassionante. Di colpo ritorna l'interesse per le motociclette, per i motociclisti e le loro imbecillissime manie, per tutti quei mille piccoli particolari che differenziano le motociclette belle dalle motociclette tirate via un tanto al chilo. Ecco allora che i contabili della fabbrica che non vende più, decidono di "investire", di "credere nel futuro del mercato", eppoi spiegano le strategie, i target e tutta una serie di paroloni da gente che ha studiato.

E forse un giorno ci sarà un tizio in una lontana pianura coperta di ghiaccio che inventerà una motorina semplice, intelligente, piena di passione ed attenzione, la chiamerà Cosakkosky 747 e ne venderà una strage. E allora guadagnerà un sacco di rubli. E prenderà un contabile...

Ed ecco perché io credo che nei posti dove si fanno le motociclette debba esserci un equilibrio. Una dose sempre uguale di amore per la moto (60%) e rispetto per le risorse finanziarie (40%). Perché se comandano sempre i soldi le motociclette si allontanano dal cuore della gente.


English Translation:

Kosakkosky 747
by Carlo Talamo, Italy March 1993

Museo Harley Davidson - Strade non pecorse

La Honda V45 Sabre ha stupito il settore motociclistico quando è stata presentata nel 1982. Questo mezzo futuristico, mosso da un motore V4 ultra complesso,  raffreddato a liquido, ha confermato la reputazione del costruttore giapponese come leader tecnologico.
 E se vi dicessimo che Harley-Davidson, una società che sembra ormai sinonimo della tecnologia di una volta, aveva progettato e costruito una moto ancora più avanzata rispetto al Sabre, ed era pronta a presentarla al pubblico un anno prima di Honda? Il nome in codice del progetto di quella moto era "Nova", e il prototipo finale è uno dei tanti prototipi mai visti prima presenti a "X Collection: Weird, Wild Wonders of Harley-Davidson," in mostra al museo di Milwaukee.



 Progettata in collaborazione con Porsche, la Nova era alimentata da un motore V4 corsa corta, raffreddato a liquido, con distribuzione DOHC per una potenza di 135 cavalli. Il telaio era caratterizzato dal posizionamento sottosella di radiatore e serbatoio del carburante, freno anteriore perimentrale, precedente il progetto ZTL Buell di più di un decennio. Si trattava di una motocicletta innovativa, che quasi certamente avrebbe spostato la percezione del marchio Harley-Davidson  come aggressivo e audace. Purtroppo, il consiglio d'amministrazione AMF ha ucciso il progetto all'inizio del '81. Si è ritenuto troppo rischioso e costoso, i fondi sono stati invece dirottati verso lo sviluppo del motore Evolution.



 Questa preferenza del noto rispetto all'ignoto, passato sul futuro, è un tema di fondo della "Collezione X". Un'altra macchina visionaria, annullata poco prima di entrare in produzione è il Penster, un trike inverso (due ruote davanti) con sistema basculante controllato dal computer. Chi dice che Harley non sia in grado di sviluppare tecnologia sofisticata? Alla mostra sono presenti due versioni: la "concept bike" iniziale del '98 costruita dal noto costruttore di hot-rod e Designer a contratto per Harley "Lil John" Buttera, ed una versione arancio/cromo versione '06, uno dei quattro prototipi costruiti durante lo sviluppo del quinto e ultimo Penster. Quest'ultimo, altamente rifinito, dimostra come Penster fosse giunto vicino alla produzione, prima che fosse cancellato per far posto alla versione più convenzionale il Tri Glide rilasciato nel 2009. 


 Altri prototipi interessanti che non hanno mai visto produzione il '75 V-1100, una versione OHC della piattaforma Sportster con il "serbatoio" a formare l'airbox ed il combustibile portato sotto la sella.


C'è anche una Harley / Aermacchi MX-250 da cross sperimentale, raffreddato a liquido con il radiatore montato dietro il porta numero anteriore ed il passaggio dei tubi del refrigerante attraversano il telaio.
 
 "Collezione X" presenta anche showbikes rare, un tre ruote motorizzato Evo, un roadster "side-by-side"  che avrebbe potuto essere una versione aggiornata del Trihawk, l'Harley-Davidson streamliner da 265mph resa famosa da Cal Rayborn in On Any Sunday, e molto altro ancora.
  Ci sono anche pezzi non-moto, curiosità ed artefatti industriali, fine arte (e anche non-così-fine), abbigliamento e altri cimeli che The Motor Company ha sfornato nel corso dell'ultimo secolo. E 'uno sguardo affascinante, schietto e senza precedenti nella storia della ditta, e ne dà una visione alternativa rispetto a quella che oggi consideriamo molto conservatrice, legata alla tradizione dell'azienda.
 Non si può fare a meno di chiedersi come potrebbe essere diversa Harley-Davidson oggi, se la gestione fosse stata meno avversa al rischio in passato, e più disposta a tracciare in avanti verso l'ignoto.

Via:motorcyclistonline.com