[ITA] Kawasaki ha da poco presentato allo scorso EICMA la nuova Ninja650 e la Versys X 300.
Entrabe molto interessanti nei rispettivi ambiti di utilizzo, tuttavia la moto che manca, almeno per il mercato europeo è il mix delle due, ovvero la Versys X 650. Certo la Versys 650 già esiste ma nel segmento delle "dual purpose" l'ago della bilancia sta sempre più spostandosi verso una dimensione più adventure. Da qui l'idea di "buttare" un'ora di lavoro (non di più altrimenti i miei clienti paganti si offendono) per mettere insieme un "Frankenstein" di cosa potrebbe venir fuori.
E' scontato precisare il fatto che le plastiche della 300 no monteranno sulla 650, ma per averne un'idea...come dicono gli americani: Enjoy!
[ENG] Kawasakihas justpresented at the lastEICMAthe newNinja650andVersysX300. Both bikes are very interestingin their respective areasof use, butthe missing bike, at leastfor the European marketis the mixof the two, theVersysX650.Certainly theVersys650alreadyexists butin the segment of"dualpurpose"the needleof scale isincreasinglymovingtowards adventureside.Hence the ideaof "throwing"an hour of work(no moreotherwise mypaying customersget offended)to put together a"Frankenstein" bywhat mightcome out. It'obviouspoint outthe factthat theplastic of the300 will not fit the 650, butto get an idea...as the Americans say: Enjoy!
Quest'estate sul colle di Tenda un biker sui 50 con tanto di compagna sul sellino posteriore si è preso la briga di insegnarmi qualche traiettoria ... eravamo in discesa e quindi il motore non era così importante ma in ogni caso gommata come si deve la Versys diventa una motardona insospettabilmente veloce. Complice il fatto che era la seconda volta che guidavo il SACS non mi è nemmeno passata per la mente l'idea di ripassarlo, ingoiato il rospo ho incassato e rivalutato alcuni preconcetti.
Cercando tutt'altro sul web mi è apparsa questa foto...l'EGO di qualche motociclista potrebbe essere colpito duramente ...Valeria sa il fatto suo!
Spirit of the Seventiesper la rivistaCafeRacer : 7 gennaio 2014
Spirit of theSeventiessi è guadagnata la copertina dell'ultimo numero della rivista con l'impressionanteKawasakiKR750replica. Si tratta di una ER-6N debitamente reinterpretata, serbatoio in alluminio con tappo endurance, carene bimota riadattate e tanta tanta creatività.
Nelle foto: GiaccaFuryganeTamara che si è prestata a qualche foto ed a un bel giretto.
"Our philosophy at Spirit of the 70s is that it doesn't matter what
you ride, its how it makes you feel that's important. Aaron loves his
ER-6 - its his everyday ride, his daily commuter, his occasional track
day and hill climb tool and all round good egg. But he wanted to see if
we could "enhance the look of the bike and give it some exotic retro
charm, something along the lines of the seventies KR750 GP 2-stroke
nutter-bastard, oh, and without altering the frame.". "Yes of course",
we said, followed by "erm, right...".
Design sorted, we set about the fairing - as the budget prohibited a
bespoke item we settled on a Bimoto replica unit and adapted it (a lot)
to fit the Kwak, same with the seat unit which had to be widened and
lengthened. The tank was then made by hand to our design in aluminium,
complete with replica endurance-style side filler caps. Other changes
included clipons and rearsets, a fruity exhaust can and a very nice matt
varnished metallic green paint job from our mate D-Luck. Et voila.
We're happy to report that Aaron is as happy as a pig in plop."
La Honda CBR650F
è esteticamente una delle moto più proporzionate e curate che ho
trovato in fiera, tuttavia rispetto al modello che l'ha preceduta
(CBR600F) porta in dote un cuore meno sportivo ed una forcella
decisamente meno appariscente, infine delle grafiche molto semplici
ne sminuiscono le forme anziché esaltarle. Sempre Honda ha
“riesumato” il VFR 800, con una veste estetica molto
accattivante, che strizza forse un po troppo l'occhio al design di
Borgo Panigale. Tecnicamente porta con se una consistente diminuzione
di peso rispetto alla moto che l'ha preceduta. Il risultato è una
Sport Touring da 230kg in ordine di marcia da 106cv! Non ho potuto
fare a meno di notare che siano pochi meno della Triumph Sprint del
'99 (che ho avuto personalmente) che stazzava allo stesso modo e già
ai tempi era considerata pesante...
Kawasaki ha
ceduto alla tentazione di assaggiare la ricca torta del mercato degli
scooter, insime alla cugina Kymco ha sviluppato il suo J300. Dal
punto di vista del design è un buon lavoro di proporzioni, vengono
ripresi, dove possibile, gli stilemi Kawasaki e si presenta come un
mezzo di buona fattura allineato alla concorrenza. Lo stile tuttavia
ha poco da spartire con il brand. Tutt'altra storia per la Z1000, che
si rinnova all'insegna dell'esagerazione, non che prima fosse una
moto anonima, ma adesso è decisamente inconfondibile. Il limite tra
il bello ed il brutto sta esclusivamente nell'occhio di chi la
guarda, la scelta è chiara, meglio “pochi” clienti, ma
innamorati e fedeli.
Suzuki si
presenta con meno enfasi dei connazionali, complice la storica
“alternanza” con le altre Jap, le novità sono la versione
definitiva della V-Strom 1000, già presentata come “concept” un
anno fa, ed un riuscito restyling dei Burgman di piccola cilindrata.
Pur essendo un estimatore del marchio, sulla Enduro/Tourer non me la
sento di esprimere un giudizio totalmente positivo, seppur migliorata
tecnicamente, rispetto alla concorrenza appare già datata, il design
morbido, che sulla 650 è un esempio di forme originali e pulite, qui
non convince. Troppi coperchi e fazzoletti in prastica compongono un
puzzle poco organico, a differenza di Kawasaki, che della
scomposizione in mille parti ha fatto una vera e propria arte, qui
traspare più l'idea dei tappi a nascondere quello che c'è sotto.
Peccato perchè sotto di sostanza c'è n'è tanta! Immancabile la
diatriba sul becco, inventato da Suzuki sul DR800 e scopiazzato da
altri, storicamente verissimo ed indiscutibile, ma come spesso accade
sono i numeri a fare la storia, per fare un esempio il personal
computer lo “inventò” l'Olivetti, ma fu un certo Steve Jobs a
farne la propria fortuna.
Per concludere con le
giapponesi arriviamo a Yamaha, il marchio che più di tutti ha
latitato gli scorsi anni, sta finalmente raccogliendo i frutti del
lavoro nel retro bottega. Nuova filosofia, nuove moto, nuove
politiche commerciali. La Yamaha sta cavalcando l'onda meglio di
chiunque altro, nel 2013 ha presentato la MT09, tanto emozionante da
non sembrare giapponese (cit.), e in fiera porta la MT07, una 750
tutta coppia di facili costumi, poichè annunciata in vendita sotto i
6000€. Il design è simile a
quello della 09, ma le parti in comune si fermano alle ruote, le
plastiche molte ma di ottima fattura e nonostante telaio e forcellone
in acciaio il peso è molto contenuto. Le proporzioni non sono così
innovative come sulla 09, il serbatoio raccordato con i fianchetti
non è certo una novità ne tantomeno le prese d'aria sui lati, ma il
mix è riuscito e la scelta della componentistica è coerente, non ci
sono abbinamenti stonati, nessun particolare prezioso ne cadute di
stil. Nello stand Yamaha,
oltre all'intera e numerosa gamma, trovava posto un indeito scooter 3
ruote, certo non una novità in assoluto, ma decisamente interessante
in quanto motorizzato 125, rappresenta quindi la via d'accesso di
quel mondo ed è un chiarissimo invito al gentil sesso a salire in
sella. La scelta dei colori, delle finiture e delle immagini
pubblicitarie non lasciano dubbi. In apparente contrasto a
tutte queste novità, la casa dei 3 diapason decide di riprendere
l'importazione della SR400, l'icona della moto “minimal” secondo
Yamaha. Non che ci siano tutti questi motociclisti bramosi di una
monocilindrica anni '80 da 27cv, tuttavia il mercato dell'usato è
stato ripulito dai vari customizer, italiani e non solo, tanto da far
decidere alla casa madre di rinfoltire le fila con il nuovo. Non è
un caso che a fianco al modello di serie ci fossero due special sul
tema. Sempre parlando di special poco più in la c'era una XJ1200,
reinterpretata dalla filiale italiana della DEUS, molto interessante
lo stile endurance post atomico. Di questa cui si vocifera già su un
possibile destino a Tavullia.
Al recente salone di Tokyo Suzuki e Kawasaki hanno messo sul piatto due motori turbo compressi. Siccome il tema è di moda ho pensato di riportare un articolo del blog "a moto mio" sul tema:
Via:amotomio.it
"Gli anni Ottanta sono gli anni dell'edonismo, della voglia di affermarsi e di apparire a tutti i costi"
Un decennio in cui si dà più importanza
all'apparenza che alla sostanza. Cresce il progresso in campo
tecnologico e con esso il modo di vivere e di lavorare nella società
moderna.
Nascono i primi computer, i cd e la
competizione tra i media televisivi. La neonata Canale5 darà del filo da
torcere a "Mamma Rai" fin dai primi anni, costringendola a rivedere
simboli e palinsesti per adeguarsi alla concorrenza. La competizione è
un elemento dominante anche nel mondo del lavoro soprattutto tra uomini e
donne. La donna in carriera, sempre bella, efficiente ed elegante
rappresenta l'espressione più tipica dell'universo femminile degli anni
'80. Dilaga il consumismo. La voglia di stupire impazza anche nei
motori, tutte le case presentano modelli eccezionali per prestazioni e
per estetica rivoluzionaria, anche se a volte di dubbio gusto. Le auto sovralimentate impazzano e sono nei sogni dei giovani e dei meno giovani.
La moda del “Turbo” colpisce anche il
mondo delle moto.L’utilizzo dei compressori sulle due ruote a motore non
è, di fatto, una novità, nelle competizioni fin dagli anni trenta e
case come BMW, Gilera e NSU ne hanno fatto una loro bandiera. In
seguito la sovralimentazione, come del resto ancora ai giorni nostri, è
utilizzata solo nei primati di velocità, nelle gare di accelerazione e
di tuning estremo. Ma nei mitici anni ’80 le quattro case Giapponesi
realizzavano un modello “Turbo” di serie, stupendo il mondo
motociclistico, alla ricerca anche di qualcosa alla “moda”. Lo
stupore però rimase solo sulla tabella stampa e sulle prestazioni pure
poiché turbocompressori, troppo bruschi, mettevano in crisi soprattutto
nella guida su fondi viscidi, gomme, telai e sospensioni ancora non
evoluti quanto la coppia schizzava in alto all'improvviso al momento
della sovralimentazione. Tutto questo rendeva le moto estremamente
difficili da guidare, le accelerazioni erano poderose, ma all'atto
pratico la guida era mirata più a non assaggiare l'asfalto che al
divertimento di guida.
Questi fattori uniti al prezzo di acquisto
elevato e all’incognita delle manutenzioni hanno frenato l’affermarsi di
questo fenomeno.
Ecco le protagoniste di quei tempi:
Honda CX 500 Turbo:
E’ stata la prima moto turbocompressa di serie, l’unica a essere bicilindrica, l’unica raffreddata a liquido e l’unica ad avere la trasmissione cardanica. Viene presentata al salone di Colonia nel 1980, evolutasi nel 1982 nella CX 650 T con la stessa discutibile estetica e la ciclistica, ma con cilindrata maggiorata.
Era una moto nata sulla base della CX 500, di cui mantiene il motore trasversale a V raffreddato a liquido, capace di erogare 82 HP (102 hp la 650.) Un’estetica più da Gran Turismo che da sportiva, e un prezzo alto, seppur rapportato alla tecnologia, ne ha sicuramente impedito il successo.
Suzuki XN85:
Entra in produzione, nel 1983, per ultima tra le sorelle del sol levante e utilizza come base motoristica il quattro cilindri della GS 650, di cui mantiene la cilindrata, che con la turbina riesce a erogare ben 85 Hp potenza che dà il nome al modello. La linea ricorda la Katana, ma dotata di una semicarena che darà il via estetico alla serie GSX sportiva di quegli anni. Tra le novità la scelta della ruota anteriore da 16 pollici, prima appannaggio solo delle moto da gara, e la sospensione posteriore Full-Floater che caratterizzerà tutta la produzione della casa di Hamamatsu negli anni '80. I problemi comuni a tutte le turbo e l’uscita in fase di declino della moda ne impedirono un degno sviluppo.
Yamaha XJ 650 Turbo:
Fu l'attrazione più strabiliante del Tokyo Motor Show del 1981.
La carenatura integrale dal disegno aerodinamico era il risultato di una serie di test nella galleria del vento e derivò molto dalle conoscenze e dalla tecnologia Yamaha nel mondo dei motori marini, peccato che la linea, come per la Honda, fosse troppo turistica rispetto alle promesse sportive e prestazionali del mezzo.
Fedele al quattro cilindri fronte marcia derivato dalla turistica XJ650 la Yamaha riuscì a spremere 90 hp da questo motore sovralimentato. Come per le sorelle la diffusione fu molto limitata.
Kawasaki GPZ 750 Turbo:
Presentata nel 1982 questa versione dotata di turbo compressore della splendida GPZ 750 era capace di esprimere ben 112 Hp a 6500 giri. La Kawasaki surclassò nettamente le altre, applicando il compressore su di una 750cc in modo da ottenere tutta la potenza necessaria utilizzando una sovralimentazione, a pressione inferiore, e quindi più gestibile. Inoltre la sua estetica e la sua ciclistica era nettamente superiore alle concorrenti richiamando chiaramente la sportività del mezzo grazie ad una linea che ha fatto scuola per tutti gli anni ’80. Nonostante sia stata la più diffusa, il volume di vendite è stato comunque poco significativo tanto da terminare, insieme alle altre tre case, il ciclo del Turbo già nel 1985.
Rimangono moto che hanno fatto la storia del motociclismo, forse più moda che sostanza, ma che adesso sono molto ricercate dai collezionisti.
Morini 500 Turbo (Prototipo)
Una nota di colore patriottica può essere data dalla presentazione al Salone della moto di Milano del 1981 della splendida Morini 500 Turbo, rimasta allo stadio di prototipo, somigliante alle Laverda 1000RSG, munita d’intercooler, che erogava 70 cavalli a circa 8000 giri/min. La stessa Casa bolognese ha realizzato poco più di un anno dopo un altro interessantissimo prototipo, stavolta di 125 cm3, sovralimentato per mezzo di un compressore volumetrico a palette, che produceva una ventina di cavalli. Entrambe non entreranno mai in produzione sia per il contemporaneo declino del turbo, fenomeno di mercato qual'era, sia per l'incipiente difficoltà della Moto Morini. Peccato.
Certo leggere oggi certi valori di potenza fa sorridere, ma stiamo parlando di trent’anni fa, quando un 750 normalmente raggiungeva circa i 70 hp e, solo i 1000, comunque poco diffusi fino all’esplosione dei 1100 Suzuki e Kawasaki, si avvicinavano alla soglia dei 100 hp. Ormai con le potenze che i "nostri" tecnologici motori sanno esprimere la sovralimentazione sarebbe superflua, ma chissà, a volte le mode ritornano.
Pubblicato da Flap (Ultimo aggiornamento Lunedì 09 Gennaio 2012 15:22)
Non è nemmeno un 600, è "sovra alesata" di 2mm, i quali portano la cilindrata totale a 636. Per un peso di 187kg e 118cv non è esattamente una motoretta tranquilla, interessante inoltre è la coppia massima erogata a 10000giri. Esteticamente gradevole (fatte salve le grafiche e le frecce), è tutt'ora un bell'oggetto, una vera alternativa, tra l'altro molto economica, all'eterno dilemma, sportiva o non sportiva. Non fraintendetemi, non è che sia una motocicletta "turistica", ma se paragonata alle attuali 600 appare immediatamente accomodante.Alcuni dettagli la rendono veramente unica nel suo genere, oltre alla già citata cilindrata dopata, sono da segnalare le pinze freno a 6 pistoncini, il telaio lucidato, i coperchi del carter in magnesio ed i paratacchi forellati che fanno tanto "home racing". Infine dal punto di vista tecnico c'è la chicca del mono regolabile in lunghezza (oltre ai classici precarico ed estensione) che permette di alzare o abbassare il retrotreno alla ricerca dell'avancorsa perfetto per la situazione.
Consigliatissima la tinta unita, o al massimo con le grafiche delle XZR anni '80, poi per il resto secondo me è un affare.
C'era da aspettarselo, ed in effetti era attesa questa moto.
Con la Ninja 250 (ormai 300), leader della categoria delle "piccole", la versione scarenata non poteva mancare.
Rispetto alle altre Z più grandi questa mantiene quell'equilibrio formale che a mio parere è andato perduto sulla 800. Interessante sarà vedere la reazione del mercato, da una parte è vero che con l'aria che tira di moto grosse non è così facile venderne, dall'altra c'è il solito connubio tra crisi e offerta dell'usato che quasi sicuramente renderò più economico l'acquisto di una Z750 usata rispetto ad una 250 nuova.
Via: motoblog.it
"La moto sarà disponibile anche nella versione Z300 e
anche se ora verrà commercializzata solo sul mercato asiatico è
probabile che sbarcherà a breve anche in Europa e USA. Dal punto di
vista della meccanica e del design non c’è molto da dire, dal momento
che telaio, motore e codino sono identici a quelli della versione
carenata: giusto i fari anteriori ricordano quelli della Z1000. La versione da 250 centimetri cubici sviluppa una potenza di 31 cavalli
per un peso di 172 kg, quella da 300 cc ha lo stesso peso ma con 8
cavalli in più e al momento verrà lanciata sul mercato ad un prezzo di
circa 4500 euro, ABS escluso. La nuova Kawa è una piccola street fighter
dall’aria aggressiva, figlia di una generalizzata corsa al down sizing
che in Asia permette di vendere centinaia di migliaia di veicoli di
piccola cilindrata e probabilmente diventerà la norma anche in Europa."
E' un pò che non pubblico un consiglio per gli acquisti, così quando mi sono imbattuto in questa ER-7 2001 a 1000€ tondi tondi ho pensato di proporvela.
Si tratta di una motocicletta di impostazione classica che si presta bene ad essere "invecchiata" in stile Cafè Racer oppure ad essere utilizzata al posto di uno scooter senza patemi se la si lascia posteggiata più di 10 minuti.
Il motore è una garanzia, si tratta di un 750 aria/olio 8 valvole che eroga una ottantina di cavalli in grado di spingere la moto un filino oltre i 200km/h. La coppia massima 6.3 Nm a soli 7500 giri garantisce di avere sempre il spinta a regimi stradali e di non affaticare alla guida pur mantenendo ritmi allegri.
Le sospensioni sono "morbidose" ma visto il budget d'acquisto un kit forcella e magari anche di un mono regolabile la renderebbero subito un'altra cosa da guidare. Quella dell'annuncio inoltre monta il plexi, il portapacchi ed il bauletto, tutta roba buona per e-bay da sacrificare a S.Mono e S.Forcella.
...sono "sfuggite" sul web le foto (ufficiali, fatte in studio e già ritoccate e corrette) della nuova Kawasaki Z800, che dopo ormai una decina d'anni va ad aumentare la cilindrata della riuscitissima serie Z750.
Prestazioni a parte, di cui si occuperanno i tester e i giornalisti, da blogger e designer non posso che concentrarmi sullo stile della moto.
Come ci ha abituato la casa giapponese le linee sono decisamente frammentate e l'aspetto sempre più antropomorfo. Il faro ormai sdoppiato prende le sembianze del muso di "Predator". Vari coperchi e frangette coprono quasi interamente i lati della moto andando a riempire ogni vuoto e rendendo molto bene l'idea di un oggetto possente sull'anteriore appena bilanciato dal codino, che se non fosse per l'annoso problema del pilota a bordo nemmeno ci sarebbe.
Personalmente non mi entusiasma, con il cambio di cilindrata avrebbero potuto rivedere il design di tutto il mezzo, come tra l'altro hanno già fatto con la ER6 decisamente migliorata.
Forse sono troppo "Italiano" io ma la prima versione sebbene più sempliciotta portava con se delle linee più armoniose ed ancora adesso non stanca l'occhio. Questa tra 18 mesi urlerà "restiling please"!!!
"Il designer Luca Bar si immagina così la touring Versys, già
proposta in versione 650 cc e 1000 cc. Motore derivato dalla naked Z750
rivisto portato a 100 CV di potenza. Le rivali sono BMW F 800 GS e
Triumph Tiger 800. Le moto turistiche, seppur nell'abissino dove sono crollate le
immatricolazioni delle moto, rimangono sempre quelle più vendute.
Kawasaki l'anno scorso ha capito che le mancava una moto di grande
cilindrata e così ha pensato di presentara la Kasawaki Versys 1000, proposta anche in versione Versys Sport Tourer accessiorata di borse.Luca
Bar, designer piemontese già protagonista di altri rendering che vi
abbiamo proposto, ha pensato ad un'altra proposta sempre relativa a
questo modello: la Kawasaky Versys 750. Il
paragone con la versione 650 non si pone: infatti questa sarebbe un
mezzo decisamente più performante che andrebbe confrontato con le varie BMW F 800 GS e Triumph Tiger 800, in attesa della Ducati Multistrada 848, dalle quali si distinguerebbe per prestazioni e, soprattutto, a livello di prezzo. Per quanto riguarda il motore, sarebbe il medesimo della Kawasaki Z750,
rivisto a livello di distribuzione e compressione per renderlo più
"rotondo" mentre la ciclistica è molto vicina a quella della 650.
Rispetto alla 1000 porterebbe con se almeno 30kg di meno e come potenza
potrebbe tranquillamente assestarsi a 100 CV tondi tondi.